Viaggio sulla Stuart Highway, dal Red Center al Top End. Terza parte: TENNANT CREEK –MATARANKA (6 e 7 luglio 2009, 565 km circa)
Arriviamo a Tennant Creek verso le 17, il sito aborigeno locale, NYUMUYU, sta chiudendo, niente museo, che mi sembra comunque essere una raccolta di immagini abbastanza contemporanee.
Andiamo all’Eldorado Motel, un posto abbastanza decente, forse non all’altezza del nome evocativo. Le macchine sono parcheggiate davanti alle stanze, il cui interno è abbastanza spartano. Tennant Creek è verde e piena di uccellini cinguettanti, sembra una metropoli, dopo soli due giorni di deserto.. funziona anche il cellulare, per poco. Ci precipitiamo verso PABLES, il corrispondente “maschile” di Devils Marbles, più piccolo e raccolto, però è il tramonto e godiamo pienamente dei colori di questa terra, i massi sono diventati infuocati, non c’è nessuno, l’unico suono è quello degli uccelli.
Quasi nascosti dietro ai massi incontriamo una coppia e la sua “casa viaggiante”, ovvero un “kit” composto da: mega jeep, mega tenda, mega canoa. Si accingono a cenare e rimarranno a dormire in perfetta solitudine.. cerco di immaginarmi il posto di notte, illuminato dalla luna piena che già si staglia alta nel cielo. Dopo il tramonto, si svuota, solo qualche nero cammina per le strade. Ceniamo in un posto “in” e un po’ antipatico, consigliatoci dalla guida: si rifiutano di servirci il dolce perché stanno chiudendo, sono solo le 20:15..! A nanna presto, il giorno dopo ci aspettano 560 km. La mattina presto fa ancora freddo, facciamo colazione all’Eldorado, il cuoco ci racconta la sua vita, lavora 7 mesi l’anno dove capita, poi gira l’Australia nei restanti 5.
La colazione è ottima e abbondante, partiamo alle 8,00. Per pranzo ci fermiamo nella Dunmarra Roadhouse, all’interno ci sono diversi pitoni (vivi) chiusi in teche di vetro, Alessandro, mio figlio, è estasiato ..

Prendiamo pollo con patate poi sono incuriosita da un tortino che vorrei assaggiare, convinta si tratti di un’apple pie o simili.. alla prima forchettata esce un liquido scuro, la pie si rivela essere una beef pie, tipico piatto australiano che non avevamo ancora assaggiato.. è buona e molto ricca, ma non abbiamo più fame..! Sulla parete, è riportato il nostro percorso, siamo solo a metà strada.. Nel frattempo, siamo oramai entrati nel Top End, c’è più vegetazione ma sempre costituita da arbusti e cespugli.. i termitai, adesso color ocra come il terreno, iniziano ad essere più alti.
Incontriamo sempre più spesso territori bruciati, vista la quantità di chilometri che stiamo percorrendo “in solitaria”, inizio a pensare al pericolo fuoco: cosa fare se scoppia un incendio? Telefono out, non abbiamo mai visto passare rangers o similari.

Qui, dove la vegetazione è lussureggiante, quasi tropicale, troviamo il pub più antico del Northern Territory.. dove per antico si intende il fatto che è stato il primo ad ottenere la licenza di vendita degli alcolici nel 1938..! Il locale è zeppo di banconote, reggiseni e mutande, decisamente meno genuino di Barrow Creek, però un po’ di bagno di folla non guasta, in un viaggio che di turistico ha avuto ben poco sinora.. Riprendendo il cammino, assistiamo ad una sorta di strage di canguri: sul ciglio della strada, se ne contano a centinaia, mentre non ne abbiamo visto ancora uno vivo..ma è questione di poche ore, poi inizieremo a incontrare i nostri Wallaby saltellanti.
I bambini muoiono dalla voglia di arrivare a Mataranka, dove finalmente faremo il tanto agognato bagno nelle acque termali. Arriviamo un paio d’ore prima del tramonto, il posto è immerso nel verde, la vegetazione è fitta e tropicale, piena di palme. Purtroppo perdiamo un po’ di tempo perché non hanno mantenuto la nostra reservation, all’inizio ci danno una stanza piccolissima in un bungalow prefabbricato, solo dopo ci fanno spostare in una “cabin” più ampia, anche questo è un bugalow, sorta di roulotte senza ruote, che si rivelerà freddissima di notte. Mataranka è in definitiva un campeggio, molto carino come ambientazione ma abbastanza scrauso come sistemazioni.
Ci mettiamo di corsa i costumi e corriamo verso l’acqua: attraversiamo una sorta di foresta tropicale in miniatura, arriviamo a delle pozze naturali con piccole cascate che scendono verso il fiume, l’acqua è sui 37°, veramente piacevole e rilassante dopo tutti questi chilometri, peccato che il sole stia tramontando.. Tornando, abbiamo il primo incontro ravvicinato con un Wallaby e il suo cucciolo, emozionante. Ritroviamo nel campeggio la casa-viaggiante dei due che dormivano a Peables.

La sera ceniamo all’aperto, sotto il cielo stellato e le palme, c’è musica dal vivo, incredibile pensare al silenzio e alla vegetazione spoglia che sinora ci aveva fatto compagnia. La notte e la mattina presto ritroveremo i wallaby vicino alla nostra cabin. Un’altra passeggiata verso il fiume, dove ci accorgeremo che anche il bagno termale poteva riservare delle sorprese (come mostra la foto).












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Data: 26 aprile 2010




