Viaggio nella Stuart Highway, dal Red Center al Top End: quarta prte KATERINE GORGE-EDITH FALLS-KAKADU PARK (8-9 luglio 2009, 105 km)
La strada per Katherine è meno piatta di quella fatta sinora, iniziano un po’ di saliscendi.
Facciamo una breve deviazione per una città abbandonata (esaurimento filoni metalliferi), in realtà non sembra così vecchia né così desolata, o meglio, è abbastanza inquietante perché, in effetti, ci sono poche case prefabbricate, vuote ma in perfetto stato, ci sono i giochi, anch’essi in ottimo stato, più che una città “vecchia” sembra un piccolo villaggio senza storia abbandonato da qualcuno pochi giorni prima per ragioni misteriose..Ancora una volta, ci scontriamo con lo strano concetto di “antico” proprio di questa terra. La laguna dietro le casupole è invece molto bella. A Ketherine troviamo un simpatico motel consigliato dalla Lonelly Planet, il River Lodge, stanze spaziose, pulito, e meravigliose lavatrici funzionanti.. siamo partiti con 4 trolley, le lavatrici a gettone con relativo dryer sono una salvezza. Recuperiamo la notte poco piacevole di Mataranka, la mattina facciamo colazione in “centro”, perché scopriremo costernati (noi, la famiglia del Mulino Bianco, orfani di latte e biscotti…) che il motel non fornisce nulla.. Il paese è popolato da un mix di asiatici e aborigeni (beninteso, non mischiati tra loro), tutto sembra ruotare attorno ad un centro commerciale. Le stesse acque di Mataranka passano da qua. Arrivati alle gole, prendiamo il battello per la crociera di 4 ore che ci farà esplorare una buona parte del letto del fiume, lungo circa 300 km.

Il paesaggio è molto dolce, avvistiamo diversi coccodrilli d’acqua dolce, i bambini sono molto emozionati.. durante la sosta, faremo un bagno nel fiume.

Alla fine della gita, saremo accolti nel parco da 3 canguri, che si lasceranno avvicinare.

Riprendiamo la strada verso il Kakadu Park, la prossima tappa, EDITH FALLS, è abbastanza vicina e si rivelerà affascinante..dopo un percorso di una ventina di minuti, per lo più in salita, si arriva a queste stupende cascate, sotto le quali faremo il bagno..

Riprendiamo il viaggio, senza troppa fretta perché ci aspettiamo di fare pochi chilometri, in realtà si riveleranno essere più di 200, la maggior parte dei quali dentro il parco. Dopo Pine Creek, le nuvole bianche in lontananza diventano nero/grigiastre: è fumo, alto, altissimo, io vengo presa dal panico, letteralmente, terrorizzata dal fuoco che ci aspetta, e, incredibilmente, nessuna sirena, nessuno in assoluto intorno a noi.
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IL FUOCO
Il primo segnale della sua presenza è dato dai terreni bruciati, ettari e ettari di stoppe bruciate, alberi neri alla base, quasi carbonizzati, ma stranamente integri ai rami, foglie verdi intatte, cosa che non ho mai visto in Italia.. un albero bruciato è in genere completamente secco, rassegnato, questi alberi hanno un che di contraddittorio. Addentrandoci nel Top End si vedono, ogni tanto, grandi fumi in lontananza, ma solo l Kakadu assisteremo al primo incendio, nubi altissime e fuoco, scopriremo poi, decisamente contenuto. Un opuscolo consegnatoci all’entrata del Kakadu scioglierà dubbi e misteri: il Fuoco è un elemento sacro per gli aborigeni, per loro ha una funzione rinvigorente e rigenerante per il terreno. “La terra, io, non la danneggio, la curo e la preservo..” dice un aborigeno. Per noi il fuoco è distruttivo, qui, al contrario, sembra un elemento di continuità e crescita.
Da noi le stoppie vengono bruciate per evitare fuochi incontrollati. Qui bruciano interi boschi..apparentemente, perché si svela un altro mistero: questi alberi producono gemme ignifughe, per questo si brucia solo la base, gli alberi non prendono del tutto fuoco, rimangono vitali e si rigenerano, come il terreno circostante. Pare che in passato il governo avesse impedito questo tipo di incendi, il risultato è stato un effettivo danno al ciclo vegetale e animale, studi hanno dimostrato l’efficacia delle tecniche aborigene, che fanno fare al fuoco il suo corso. Il fuoco segnala la presenza di un territorio accudito e curato.




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Data: 26 aprile 2010



